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Presso
la Sala Incontri della manifestazione, alle ore h. 15.30 Anteprima
Caravan, nuova miniserie della Sergio Bonelli Editore. Con il
creatore Michele Medda e Fabio Valdambrini (da confermare)
CARAVAN – in uscita nel mese di giugno 2009
Scritto da Michele Medda
Disegnato da R. De Angelis, S. Raffaele, F. Valdambrini, et al
Periodicità: mensile
Numero di uscite: 12
Sergio Bonelli Editore
Strane
nuvole compaiono nel cielo della piccola cittadina di Nest Point, e
pochi istanti dopo un black out oscura la città: manca la corrente
elettrica, i telefoni tacciono, le macchine si fermano. Un attentato?
Un attacco nucleare? Un'invasione aliena? La città piomba nel
caos. Occorrono ore prima che il black out finisca, improvvisamente e
misteriosamente come era cominciato. Ma i telefoni e i collegamenti
internet restano inattivi. Nest Point è tagliata fuori dal mondo.
All'alba arriva una colonna dell'esercito con l'ordine di
evacuazione: tutta la popolazione dovrà allontanarsi con i propri
mezzi. Quale sia la minaccia, non viene detto. Le autorità militari
pronunciano solo due parole: "sicurezza nazionale". E
ventiquattr'ore dopo un fiume di auto si riversa fuori dalla città.
Guidata dai mezzi dell'esercito, la carovana di Nest Point va
incontro all'ignoto.
È
l'intrigante premessa di Caravan,
la nuova miniserie (dodici episodi) che la Sergio Bonelli Editore
porterà in edicola nel mese di giugno. L'autore è Michele Medda,
già creatore di Nathan
Never e
Legs Weaver con
Antonio Serra e Bepi Vigna,
nonché
sceneggiatore
per
Dylan Dog.
Difficile
riassumere in poche righe il concept
di quella che si presenta come la più clamorosa novità del fumetto
popolare degli ultimi anni.
Il
ruolo di protagonista, infatti, non è più ricoperto da uno o più
eroi che si battono per il trionfo del Bene, ma da una famiglia come
tante: quella di Massimo Donati, architetto italiano trapiantato
negli USA. Con lui, sua moglie Stephanie e i due figli: la piccola
Ellen con l'inseparabile terrier Chip e il diciassettenne Davide.
Ed è attraverso il diario di quest'ultimo che il lettore segue la
vicenda. Davide annota giorno per giorno le tappe del viaggio; che
per lui, adolescente, non rappresenta solo la scoperta di un mondo
minaccioso e indecifrabile, ma anche la scoperta di se stesso, della
propria fragilità e della propria forza.
Attorno
al nucleo della famiglia Donati, una folla eterogenea che conta,
letteralmente, decine di personaggi. Tra questi Carrie Hennessey,
cantante country-rock, e sua figlia Jolene, che fa battere il cuore
di Davide. E Stagger, motociclista ribelle. Il candido Whitley
Adamson, cacciato dalla sua azienda per avere detto di avere
incontrato gli extraterrestri. E l'integerrimo sindaco Banks, il
teppista Kurt Bresler e molti altri ancora. Persone comuni che si
oppongono al loro destino o vi si arrendono, o semplicemente
stringono i denti e cercano di andare avanti giorno per giorno.
Nessun eroe, ma tutti protagonisti, fosse pure per un solo momento.
Il
formato della serie è quello a cui ci ha abituato la Bonelli, l'albo
mensile in bianco e nero di 98 pagine. Ma per Caravan
si può parlare a buon diritto di graphic
novel, romanzo
grafico vero e proprio: la serie è strutturata come un lungo
racconto suddiviso in dodici capitoli; dodici episodi, di cui ognuno
è leggibile a sé, ma tutti legati da una trama che si conclude
nell'ultimo albo.
Quanto
al contenuto, impossibile incasellare Caravan
all'interno di un genere avventuroso tradizionale. La trovata
fantascientifica del primo episodio, infatti, mette in moto
(letteralmente) un'avventura on
the road
che non indulge in atmosfere apocalittiche, ma che è raccontata
spesso con i toni della ballata. Medda si produce in un caleidoscopio
di invenzioni narrative, con un uso virtuosistico di flashback
incastrati l'uno dentro l'altro: Caravan
racconta il mondo dei nostri giorni passando dall'America rurale
degli anni settanta all'Italia degli anni ottanta, dalla provincia
alla metropoli, dai sogni della giovinezza al tramonto della
vecchiaia.
Lo
staff dei disegnatori è parzialmente inedito, composto sia da autori
dello staff "storico" della casa editrice che da nuovi autori. A
realizzare gli studi preparatori della serie sono stati Elena Pianta
e Maurizio Gradin, provenienti dallo staff di Legs
Weaver.
La guest-star Roberto De Angelis (già copertinista e disegnatore di
Nathan
Never)
firma il primo albo, l'esperto Fabio Valdambrini (colonna di Mister
No)
ha illustrato ben tre episodi, mentre da un'altra miniserie, Jan
Dix,
arriva il segno elegante di Emiliano Mammucari. Completano la squadra
professionisti del calibro di Stefano Raffaele e Werner Maresta, già
affermati in Francia e negli Stati Uniti. Infine, Caravan
presenta anche due giovani promesse, Andrea Cuneo e Michele
Benevento.
MICHELE
MEDDA - SCENEGGIATORE
Nato a Cagliari il 7 dicembre 1962, Michele Medda si laurea in Lettere nel 1988 con una tesi sul giallo italiano. La passione per le nuvole parlanti lo conduce a partecipare, insieme ai conterranei Antonio Serra e Giuseppe Vigna, al gruppo “Bande Dessinée”. I tre sono avviati al professionismo da Alfredo Castelli, che li invita a collaborare per Martin Mystère. Il trio sardo lavorerà poi per un breve periodo a Dylan Dog. La consacrazione defintiva arriva nel 1991 con la loro prima serie, Nathan Never, in edicola ancora oggi. Nel 1995, esce una serie parallela a Nathan Never che ha come protagonista Legs Weaver. Negli anni seguenti, Michele Medda scrive da solo soggetti e sceneggiature per Tex, Nick Raider e Dylan Dog. Al di fuori della produzione bonelliana, realizza, insieme a Stefano Casini, “Digitus Dei” (Magic Press). A partire dal 2000 collabora a varie serie per giovanissimi (tra cui Monster Allergy per Walt Disney Italia, e X–Campus, versione “teen” degli X–Men per Panini/Marvel). Medda scrive anche racconti e tiene periodicamente seminari sul racconto cinematografico all’Accademia di Arti Digitali Nemo di Firenze.
Vive e lavora a Milano. Il suo sito è www.michelemedda.com
FABIO
VALDAMBRINI - DISEGNATORE
Aretino, nato il 19 novembre 1964, Fabio Valdambrini collabora inizialmente con la Acme, la Granata Press e la Universo. Nel 1993, debutta alla Sergio Bonelli Editore, disegnando Mister No. Per questa serie ha esordito con l’episodio n. 219 "Baron Samedi", seguito a breve da "Casablanca Café", "Ore disperate" e "Ninja". Realizza poi la storia breve inclusa in Ken Parker Magazine dal titolo "Mezzogiorno di fuoco" (su testi di Luigi Mignacco). Nel 2006 lo troviamo inserito nello staff di Demian. E adesso collabora alla nuova miniserie Caravan.
INTERVISTA
A MICHELE MEDDA
1)
Come
ti è venuta l'idea per una serie così particolare?
L'idea
per Caravan
mi è venuta nei primi anni novanta. Stavo ascoltando una canzone di
Bruce Springsteen, Seeds,
e non capivo bene il testo. Capivo che c'era una famiglia che
viveva in auto, e che fuggiva da qualcosa. Mi colpì l'immagine del
poliziotto che batteva sul parabrezza col manganello nel cuore della
notte e diceva: "Move
along, move along". "Muovetevi,
muovetevi". Ho cominciato a fantasticare su quell'immagine e mi è
venuta in mente l'idea di una città intera che si riversa sulla
strada senza sapere da cosa sta fuggendo... ma all'epoca Nathan
Never
era appena ai suoi esordi, quell'idea è finita in un cassetto ed è
rimasta lì per qualcosa come quindici anni.
2)
Come
mai un protagonista italiano, anche se in America?
Mi
intrigava, dopo decine di John, Nick e Jill, avere un protagonista
italiano. Per ovvi motivi non sarebbe stato possibile ambientare
Caravan
in Italia, ma c'è un albo che è ambientato quasi interamente tra
Firenze e Milano negli anni ottanta, e ci sono diversi flashback
italiani in un altro.
3)
Abbiamo parlato di un protagonista, ma in realtà i protagonisti sono
tanti. Caravan
è la prima serie Bonelli a non portare il nome del protagonista.
In
realtà c'era stato il precedente della stupenda Storia
del West del
grande Gino D'Antonio,
a cavallo tra gli anni sessanta e settanta. Che, guardacaso,
raccontava di una famiglia...
4)
In
Caravan
troviamo un gruppo di personaggi accomunati da un mistero... quanto
ti ha influenzato Lost?
Per
niente! Sarebbe un errore vedere la struttura di Caravan
come una ripetizione a fumetti del format di Lost,
che tra l'altro non mi piace affatto. In Caravan
non è importante - almeno, per me non lo è - la risposta alla
domanda: "Cos'è successo?". Non prendo per il bavero il
lettore sfidandolo a capire cosa è successo prima di leggere
l'ultimo albo. Non è quello il succo del racconto.
5)
Con
tanti personaggi in scena,
perché
hai scelto come punto di vista privilegiato quello di Davide Donati,
il figlio diciassettenne di Massimo?
Per
una necessità pratica. Non mi sarei posto il problema se Caravan
avesse raccontato solo della famiglia Donati: la famiglia sarebbe
stata quello che i manuali di sceneggiatura definiscono un
"personaggio collettivo". Ma in realtà in Caravan
si raccontano le storie di decine
di personaggi. Alcune si incrociano e altre procedono parallele.
Perciò mi sembrava dispersivo non fornire un punto di vista
privilegiato al lettore. Poi c'era un motivo personale: dopo
vent'anni passati a raccontare storie di eroi, di uomini maturi,
completi, volevo un personaggio più giovane e più fragile. Io vedo
Caravan
anche come una sorta di romanzo di formazione.
6)
Visto
nel suo insieme,
Caravan
è una specie di affresco americano, che lascia intravedere "a
monte" una conoscenza non superficiale della società americana e
della sua cultura: il cinema, la letteratura e la musica. Quindi la
serie risponde a un tuo interesse particolare?
No,
non proprio a un interesse... direi che risponde a un sentimento. Se
il lettore potrà identificarsi in Davide, io mi identifico in suo
padre Massimo. L'America di Caravan
è filtrata dallo sguardo di un europeo ed è vista non per quello
che è, ma per quello che ancora il nome America riesce a evocare nel
nostro immaginario. È l'America dei film di John Ford e Sam
Peckinpah, i romanzi hard boiled, la musica rock, gli alieni di
Spielberg, il sogno di libertà di una generazione.
7)
Quanto tempo hai impiegato a scrivere Caravan?
E
in che modo hai affrontato il lavoro? Avevi pianificato tutto o hai
improvvisato qualcosa strada facendo?
Ho
cominciato a scrivere a metà del 2006. E purtroppo non sono mai
stato uno scrittore prolifico, di quelli che si siedono e bam!,
mettono giù dieci pagine al giorno. Una ulteriore difficoltà è
stata che in una serie strutturata così, con tutti gli albi
collegati, non puoi scrivere più storie contemporaneamente, cosa che
invece si fa normalmente con Nathan
Never
e Dylan
Dog,
perché in quelle serie gli episodi sono autoconclusivi. Ho dovuto
per forza cominciare dal primo episodio e andare avanti in sequenza
fino alla fine. A dire il vero, quando ho cominciato avevo in mente
soltanto l'inizio, un paio di avvenimenti che riguardano i Donati
(non dirò quali per non anticipare niente) e la fine. Il resto l'ho
scoperto man mano che andavo avanti. Neanche quando ho scritto il
numero 1 sapevo con esattezza che cosa avrei raccontato. Dopo un anno
mi è ricapitata fra le mani la prima stesura del progetto: beh, a
parte la presenza dei Donati, in quella bozza non c'è niente di
quello che poi ho scritto.
8)
Come è stato selezionato lo staff dei disegnatori?
In
un primo momento mi sono trastullato con l'idea di presentare
storie di taglio molto diverso, e quindi di affidarle a disegnatori
diversissimi tra loro. Poi, riflettendoci, mi sono reso conto che non
era la scelta giusta. C'era un grosso problema con Caravan
rispetto a Nathan
Never,
ed era la continuità della storia, che imponeva una maggiore
uniformità del segno. Quindi il criterio è stato questo: partiti
con uno stile molto classico come quello di Roberto De Angelis, era
giocoforza cercare disegnatori che avessero uno stile
fondamentalmente realistico. Devo dire che tutti si sono impegnati
allo spasimo. Caravan
è una serie in cui il segno è al servizio della storia, non c'è
spazio per i virtuosismi grafici. I personaggi devono "recitare",
devono essere vivi, credibili. Mi rendo conto che non è stata una
passeggiata per i disegnatori, ma sono stati tutti bravissimi.
9)
Ti
chiedo di scrutare nella sfera di cristallo: come credi che sarà
accolta Caravan
dai
lettori?
Cosa
devo dire? Che spero bene? Spero due cose in particolare. La prima è
che Caravan
possa attrarre anche chi abitualmente non legge fumetti. Non è
concepita per una ristretta cerchia di appassionati, non strizza
l'occhio alle tendenze del momento e non è nemmeno impostata come
i tradizionali fumetti d'avventura. Quindi sarà interessante
vedere quale tipo di lettore riuscirà ad attrarre. Poi, cosa
nient'affatto secondaria, vorrei che Caravan
interessasse anche i colleghi. È una serie nuova per certi versi, e
io auspico che possa servire come punto di partenza per fare cose
ancora più nuove, e dimostrare che il fumetto popolare non è una
forma immutabile e "ingessata" come viene reputato da qualche
snob.
10)
C'è
una domanda che non ti è stata fatta e a cui vuoi rispondere?
Ce
l'ho, e la domanda è: "In quale percentuale il risultato finale
di Caravan
è frutto dei tuoi sforzi e in quale percentuale degli input della
casa editrice?". La risposta è che Caravan
non è frutto di alcun compromesso creativo. Sergio Bonelli e il mio
editor Mauro Marcheselli mi hanno dato fiducia e non hanno mai
interferito nell'aspetto creativo del lavoro, quindi mi sono
sentito completamente libero. Caravan
piacerà, non piacerà, non lo so, ma è esattamente la storia che
volevo raccontare.
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