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Schizzo Presenta n°10: Leonardo Guardigli PDF Stampa
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Schizzo Presenta n°10: Leonardo Guardigli
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Intervista all'autore

CFAPAZ: Come nasce l'idea di lavorare su un argomento così drammatico?

guardigli_fotoLG: Inizialmente la mia intenzione è stata quella di partecipare al concorso regionale di fumetto organizzato dall'associazione culturale Mirada e avente come tema principale la propria città raccontata attraverso il "fumetto di realtà" (definizione non mia, ma dei curatori del festival Komikazen). Quello che mi interessava più di tutto, era di trovare una storia che toccasse da vicino la città che ho frequentato più a lungo (mi sono diplomato presso il liceo artistico di Ravenna) e che in qualche modo si potesse sviluppare attraverso il fumetto senza scadere in

qualcosa di banale o peggio ancora già raccontato. In quel periodo (marzo 2007) venni a conoscenza sui giornali del ventesimo anniversario della tragedia alla mecnavi, nel quale il principale indagato, Enzo Arienti, venne intervistato da un quotidiano ammettendo le proprie colpe. La cosa mi colpì subito e cercai di saperne di più. Non fu affatto facile, perchè scoprii che il materiale sull'argomento era davvero poco.(pochi articoli di giornale e un albo pubblicato dal comune di Ravenna nel 1997) Durante la stesura della sceneggiatura decisi di puntare l'attenzione sulle condizioni di lavoro dell'Elisabetta Montanari (il nome della nave in cui avvenne l'incidente), sulla mancanza di mezzi per la prevenzione degli infortuni, cercando così di descrivere il dramma e "l'assurdità" della vicenda. Dopo quasi 14 anni di processi non fu fatta giustizia. I fratelli Arienti furono incriminati per bancarotta ma non per la tragedia e affidati ai servizi sociali di Termoli dove ancora oggi dirigono un nuovo cantiere navale. Tredici operai di cui tre non ancora ventenni e otto non in regola persero la vita. per alcuni era il primo giorno di lavoro.

CFAPAZ: Rispetto al progetto che avevi presentato al concorso Komikazen 2007, abbiamo notato differenze sostanziali nello stile. Come sei giunto a questa scelta?

LG: Dopo aver consegnato le prime quattro tavole per il concorso Komikazen, ho iniziato a "progettare" il libro pensando a quale impatto grafico dare alla vicenda. sul momento non avevo un'idea precisa di cosa avrei disegnato, sapevo però di volere un disegno semplice e immediato, con forti contrasti e molto nero nel tentativo di attribuire al fumetto un'atmosfera "fredda" e quasi claustrofobica. Ultimamente non leggo moltissimi fumetti ma una rivista come "inguineMAH!gazine" mi ha influenzato moltissimo e mi ha aiutato a non "fossilizzarmi" solo su uno stile di disegno in particolare.

CFAPAZ: Com'è avvenuta la ricerca della documentazione? Su quali fonti ti sei basato?

LG: Dopo una serie di ricerche sui quotidiani locali, venni a conoscenza del libro "Nel buio di una nave" di Rudi Ghedini, noto giornalista e scrittore bolognese con il quale cercai di mettermi subito in contatto. Grazie alla sua disponibilità riuscii anche a visionare il documentario "mai più" di Fausto Pullano, Nello Ferrieri e Rudi Ghedini. Questi documenti sono tuttora fondamentali per la ricostruzione e soprattutto la memoria di quella drammatica vicenda. Inoltre mi sono stati di grande aiuto diversi libri fotografici sulla zona portuale di Ravenna, mentre alcune foto dei cantieri o delle navi le ho scattate direttamente sul posto.

CFAPAZ: Ora il libro è realtà. Com'è stato il tuo percorso creativo?

LG: Inizialmente non facile. Per questo lavoro mi è servito diverso tempo, sia per la documentazione che per la stesura dei testi. Sia nel testo che nel disegno ho cercato molta sintesi. mi interessava essere molto diretto e lineare senza il bisogno di ricorrere ai "trucchi" della fiction o comunque a ritmi narrativi troppo rigidi. Il protagonista è un anziano operaio che racconta ad un giovane lavoratore (immigrato) tutta la vicenda. Il racconto è caratterizzato da un flash-back iniziale spesso intervallato da citazioni dirette dei familiari coinvolti o dai tecnici della mecnavi. In questo modo i punti di vista risultano molteplici e tutti contribuiscono rendere il fumetto più vero o comunque più legato alla realtà dei fatti. Il "fumetto di realtà" in un certo senso ti costringe a scavare in profondità e ad essere molto attento a quello che racconti. Non c'è solo il semplice aspetto della documentazione, ma per essere vero, reale, il fumetto richiede anche un'esperienza diretta con quello che si stà raccontando (nei limiti del possibile ovviamente). Sono riuscito ad entrare in contatto con Rudi Ghedini e in seguito a vedere con i miei occhi la zona portuale di Ravenna. Per me è stata una vera e propria esperienza che mi ha fatto capire quanto possa essere importante un semplice racconto.

CFAPAZ: Quali progetti hai per il futuro?

LG: Un libro che raccolga brevi racconti a fumetti sugli aneddoti di alcune persone (ognuno con varie tematiche ma legate da un filo comune), tutti veri e in alcuni casi davvero strani. E' un po' presto, ma ci sto lavorando.